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	<title>Luca Ferullo</title>
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		<title>SKYLINE 2.0</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 21:36:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Review]]></category>
		<category><![CDATA[Skyline]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Skyline 2.0:    
Marianna Cozzuto<br /><br /></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/Skyline.jpg" rel="lightbox[1034]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1037" title="Skyline" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/Skyline-e1336685720955-188x102.jpg" alt="" width="188" height="102" /></a>Il colore delle tele di Luca Ferullo è come una calamita, ti attira a sè e ti invita a guardare,<br />
con delicatezza mai assoluto, ma sempre mescolato, sfumato, accostato per toni, riempie le forme e le abita conferendo grande fascino ai soggetti dei quadri che si accostano e giustappongono sul fondo catramoso o di un biancore lunare, ma comunque, sgombro.<br />
Linee di contorno marcate definiscono le geometrie angolose del profilo della città, lo skyline appunto, fatto di forme semplici, essenziali, di parallelepipedi che si ergono verticali ognuno di un colore, illuminati da piccole finestre di luce che ci indicano che, dentro quel rigore geometrico, c&#8217;è vita.<br />
Il cielo di questi dipinti invece è abitato da spicchi colorati, forme rotonde e piene che ricordano la luna per il fascino e il mistero che evocano, che con delle macchie di tonalità diverse ricordando quasi l&#8217;aspetto del nostro mondo visto dai satelliti.<br />
Questi elementi così diversi, lunari e fluttuanti nel cielo da una parte, e geometrici e arroccati sulla terra dall&#8217;altra, sembrano intessere sulle tele di Luca Ferullo un discorso intimo.<br />
Superando la vivacità delle tele, quello che salta all&#8217;occhio è l&#8217;estrema precarietà di queste costruzioni che si affollano e accalcano su declivi scoscesi o su rocce aride che finiscono a strapiombo nel nulla.<br />
Il rigore e la razionalità umana sembrano essere riusciti a costruire ovunque, con le loro forme perfette sfidano ciò che sembrerebbe umanamente impossibile e attestano la loro sapienza. La natura osserva, e sottoforma di pianeti sembra dispensare energie, lasciando intorno a sé un alone colorato, quasi l&#8217;irradiazione di un calore che rassicura, avvolge, dialoga.<br />
Quella di Luca sembra essere una visione poetica di un problema ben tangibile e presente nella nostra società contemporanea, quello dell&#8217;abusivismo edilizio, dell&#8217;estrema cementificazione che innalza strutture poderose, senza considerare le conseguenze naturali, gli sconvolgimenti che l&#8217;alterazione dello stato di cose comporta.<br />
La presenza dei materiali di riuso sembra sottolineare questa tematica. In alcuni quadri infatti le colline, sulle quali poggiano le costruzioni squadrate, sono fatte di scarti, seppur nobili ed eleganti come il rame, a sottolineare che l&#8217;azione dell&#8217;uomo invade il paesaggio e lo sconvolge e che le nostre città finiranno per essere costruite su cumuli di pattume.<br />
C&#8217;è poi un lato più personale dietro questi due mondi che si contemplano, la divisione tra ragione e istinto, che c&#8217;è in ognuno di noi e in particolare nell&#8217;autore di queste tele. Ci può essere scontro tra il lato più razionale e misurato, e quello che vorrebbe dare invece spazio a tutte le pulsioni più naturali e inconsce, oppure può esserci convivenza, non necessariamente pacifica, talvolta tormentata e altalenante, in equilibrio precario, ma pur sempre in equilibrio.</p>
<p>Marianna Cozzuto</p>
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		<title>STORIES FROM OVERGROUND</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 20:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Review]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Zenobio]]></category>
		<category><![CDATA[Skyline]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Stories From Overground:
Michela Di Stefano<br /><br /></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/Underground-20x20-2011-copy.jpg" rel="lightbox[1005]"><img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="Underground 20x20 2011 copy" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/Underground-20x20-2011-copy-188x188.jpg" alt="" width="188" height="188" /></a></p>
<p><em><strong>                                                     </strong>“Sognai un mondo di cristallo, a quei tempi: non lo sognai, </em></p>
<p><em>                                                           lo vidi, un’indistruttibile gelida primavera di quarzo. </em></p>
<p><em>                                                          Crescevano poliedri alti come montagne, diafani: per  </em></p>
<p><em>                                                         raggiungerli mi avventavo su pareti lisce come specchi;</em></p>
<p><em>                                                        scivolavo indietro; m’afferravo agli spigoli, ferendomi;     </em></p>
<p><em>                                                                                                               correvo lungo perimetri ingannevoli, e ad ogni svolta era   </em></p>
<p><em>                                                                                                           una diversa luce, irradiante, che la montagna conteneva.”</em></p>
<p>Italo Calvino, <em>La memoria del mondo</em></p>
<p>Si narra che un tempo l’aspetto della terra fosse molto diverso da quello che noi vediamo oggi. Essa era un agglomerato grezzo di roccia e metalli, condensati dal raffreddamento dell’antico magma incandescente. Un composto denso di prismi e solidi di vetro, formati da una pasta di molecole varie che ha invaso e cementato la struttura del mondo.</p>
<p>L’uomo iniziò così a chiamare ‘terra’ quello strato su cui camminava alla conquista della vita, sul quale vi costruiva la sua casa e nel quale coltivava il suo terreno; si rese presto conto che il suolo su cui era ospite non era altro che il sottile involucro esterno di un pianeta immenso, del quale era difficile indovinarne la stessa forma. Percorrendolo ci s’imbatteva infatti in colline ed avvallamenti, gole ed altipiani, promontori, baie ed insenature. E poi terra e ancora terra.</p>
<p>Le immagini che Luca Ferullo ci presenta sono cartoline da un viaggio alla scoperta della forma originale del mondo. Una terra che non si riduce ad essere sferica secondo l’ottica scientifica o piatta secondo l’umana vista, ma emerge con una propria forma vitale e metamorfica. Tra le sue fessure prolificano e crescono case di coralli e cristalli, arroccamenti di pietre dure colorate, incastonate tra le fenditure della crosta terrestre. In questi angoli di cosmo, lo spazio si presenta interno ed autocostruito, governato da un presente assoluto che sospende il paesaggio in una pausa tra cielo e terra. Forme biomorfiche simili a lune nuotano nell’atmosfera celeste come isole sperdute in un oceano d’aria.</p>
<p>Il disordine geometrico con il quale Luca reinventa il mondo, presenta il profilo urbano di una metropoli fantastica che vive e respira, in bilico tra volo spericolato e crollo rovinoso.</p>
<p>Nessun essere vivente sembra abitarla eppure le finestrelle luminose degli edifici colorati sembrano osservarci tanto quanto noi scrutiamo al loro interno. <em>“Tutto ciò che brilla vede”</em><a title="" href="#_ftn1">[1]</a><em>,</em> afferma Bachelard ed infatti le minuscole luci che illuminano le finestre divengono gli occhi della casa, primo mondo che protegge l’essere umano da tutto ciò che esiste come sconosciuto al di fuori. La forma diviene così, attraverso il segno di Luca, il simbolo stesso in cui si materializza la vita. Essa è animata in sé stessa, vigile su tutto ciò che la circonda.</p>
<p>Ferullo attraverso le sue opere sembra raccontarci che una semplice immagine, se inventata, può aprire un mondo completamente nuovo. Al medesimo tempo il mondo può rivelarsi infinitamente vario se osservato dalle finestre del nostro immaginario.</p>
<p><em>(Michela Di Stefano</em>)</p>
<p>&nbsp;</p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> G. Bachelard, <em>La poetica dello spazio</em>, Dedalo, Bari, 1957, p. 61</p>
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		<title>Street View</title>
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		<pubDate>Mon, 07 May 2012 21:13:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Spazio San Giorgio]]></category>
		<category><![CDATA[Street View]]></category>

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		<description><![CDATA[STREET VIEW Dal progetto architettonico alla visione poetica e illustrativa, dall&#8217;analisi dell&#8217;attuale contaminazione tecnologica e virtuale al richiamo agli anni &#8217;50 e &#8217;60, dal traffico urbano al traffico umano, la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/fronte-20x15invito.jpg" rel="lightbox[987]"><img class="size-medium wp-image-988 alignleft" title="fronte-20x15invito" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/fronte-20x15invito-188x140.jpg" alt="" width="188" height="140" /></a><span style="font-size: medium;">STREET VIEW</span></p>
<div>Dal progetto architettonico alla visione poetica e illustrativa,</div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">dall&#8217;analisi dell&#8217;attuale contaminazione tecnologica e virtuale</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">al richiamo agli anni &#8217;50 e &#8217;60, dal traffico urbano al traffico</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">umano, la mostra porrà attenzione su molteplici aspetti del </span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">vivere contemporaneo.</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Le opere in esposizione, molto diverse tra loro per tecnica,</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">stile e campo di ricerca, forniranno un interessante visione e</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">analisi della società contemporanea che, proprio grazie alla</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">varietà proposta, godrà di una visione completa, sostanziale</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">ed armonica nel suo insieme.</span><br />
Giorgia Sarti</div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: medium;"><strong><span style="font-family: Helvetica;">Artisti in mostra</span></strong></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Edgardo Battiston, Andrea Bazzechi, Stefano Bergamo,</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Luca Ferullo, Luca Galavotti, Giulio Giannotta, </span>Lorenzo Guaia,</div>
<div>Iob&amp;Pallaoro, Sebastiano Magnano, Maurizio Morandi,</div>
<div>Lara Pignotti, Elisa Rescaldani, Alice Roncarati, Toni Salmaso,</div>
<div>Veronica Saracino, Alessandro Scotti, Piotr Trojanowski,</div>
<div>Andrea Valsecchi, Andrea Vannini</div>
<div></div>
<div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Inaugurazione <strong>Venerdì 11 Maggio h. 18.00</strong></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">dal 11 Maggio al 1 Giugno 2012</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><br />
</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">orari di apertura</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">martedì-venerdì 10-13 / 17-19</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">sabato 17-19</span></div>
<div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Spazio San Giorgio</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">via San Giorgio 12/A</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;">Bologna</span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><a href="http://www.spaziosangiorgio.it/" target="_blank">www.spaziosangiorgio.it</a></span></div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><br />
</span></div>
</div>
</div>
<div><span style="font-family: Helvetica;"><br />
</span></div>
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		<title>The Academy is over &#8211; Memories from Underground &amp; Stories from Overground</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Dec 2011 20:30:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Exhibitions]]></category>
		<category><![CDATA[Personali]]></category>
		<category><![CDATA[Memories from Underground & Stories from Overground]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Zenobio]]></category>
		<category><![CDATA[Skyline]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[La fine dell’accademia, come quella di ogni percorso formativo, rappresenta il termine di un ciclo e l’entrata in un mondo che spesso richiede grande determinazione in cambio di nessun tipo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/Underground-2011-copy-188x188.jpg" rel="lightbox[905]"><img class="alignleft size-medium wp-image-827" title="Underground 20x20 2011 copy" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/Underground-20x20-2011-copy-188x188.jpg" alt="" width="188" height="188" /></a>La fine dell’accademia, come quella di ogni percorso formativo, rappresenta il termine di un ciclo e l’entrata in un mondo che spesso richiede grande determinazione in cambio di nessun tipo di assicurazione. Non c’è alcun segnale che suggerisca la direzione migliore per arrivare alla strada della propria realizzazione. Bisogna rischiare. Anche di sbagliare. Ciò che importa è avanzare, passo dopo passo, verso quel mondo che si vorrebbe desiderare reale.</p>
<p>Tracce di un viaggio alla ricerca di questo percorso sono le opere di Gabriele Casale e Luca Ferullo, giovani artisti che raccontano orizzonti possibili e dimensioni mutevoli di mondi immaginati e vissuti. Testimonianze di chi, oltre a voler scoprire ciò che c’è e ricordarne il perché, cerca di costruire ogni giorno, con passione, quel sogno di libertà senza fine.</p>
<p><strong>LUCA FERULLO: STORIES FROM OVERGROUND</strong></p>
<p style="text-align: center;"><em>“Sognai un mondo di cristallo, a quei tempi: non lo sognai, </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>lo vidi, un’indistruttibile gelida primavera di quarzo. </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>Crescevano poliedri alti come montagne, diafani: per  </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>raggiungerli mi avventavo su pareti lisce come specchi;</em></p>
<p style="text-align: center;"><em>scivolavo indietro; m’afferravo agli spigoli, ferendomi;     </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>correvo lungo perimetri ingannevoli, e ad ogni svolta era   </em></p>
<p style="text-align: center;"><em>una diversa luce, irradiante, che la montagna conteneva.”</em></p>
<p style="text-align: center;">Italo Calvino, <em>La memoria del mondo</em></p>
<p>Si narra che un tempo l’aspetto della terra fosse molto diverso da quello che noi vediamo oggi. Essa era un agglomerato grezzo di roccia e metalli, condensati dal raffreddamento dell’antico magma incandescente. Un composto denso di prismi e solidi di vetro, formati da una pasta di molecole varie che ha invaso e cementato la struttura del mondo.</p>
<p>L’uomo iniziò così a chiamare ‘terra’ quello strato su cui camminava alla conquista della vita, sul quale vi costruiva la sua casa e nel quale coltivava il suo terreno; si rese presto conto che il suolo su cui era ospite non era altro che il sottile involucro esterno di un pianeta immenso, del quale era difficile indovinarne la stessa forma. Percorrendolo ci s’imbatteva infatti in colline ed avvallamenti, gole ed altipiani, promontori, baie ed insenature. E poi terra e ancora terra.</p>
<p>Le immagini che Luca Ferullo ci presenta sono cartoline da un viaggio alla scoperta della forma originale del mondo. Una terra che non si riduce ad essere sferica secondo l’ottica scientifica o piatta secondo l’umana vista, ma emerge con una propria forma vitale e metamorfica. Tra le sue fessure prolificano e crescono case di coralli e cristalli, arroccamenti di pietre dure colorate, incastonate tra le fenditure della crosta terrestre. In questi angoli di cosmo, lo spazio si presenta interno ed autocostruito, governato da un presente assoluto che sospende il paesaggio in una pausa tra cielo e terra. Forme biomorfiche simili a lune nuotano nell’atmosfera celeste come isole sperdute in un oceano d’aria.</p>
<p>Il disordine geometrico con il quale Luca reinventa il mondo, presenta il profilo urbano di una metropoli fantastica che vive e respira, in bilico tra volo spericolato e crollo rovinoso.</p>
<p>Nessun essere vivente sembra abitarla eppure le finestrelle luminose degli edifici colorati sembrano osservarci tanto quanto noi scrutiamo al loro interno. <em>“Tutto ciò che brilla vede”</em><a title="" href="#_ftn1">[1]</a><em>,</em> afferma Bachelard ed infatti le minuscole luci che illuminano le finestre divengono gli occhi della casa, primo mondo che protegge l’essere umano da tutto ciò che esiste come sconosciuto al di fuori. La forma diviene così, attraverso il segno di Luca, il simbolo stesso in cui si materializza la vita. Essa è animata in sé stessa, vigile su tutto ciò che la circonda.</p>
<p>Ferullo attraverso le sue opere sembra raccontarci che una semplice immagine, se inventata, può aprire un mondo completamente nuovo. Al medesimo tempo il mondo può rivelarsi infinitamente vario se osservato dalle finestre del nostro immaginario.</p>
<p><em>(Michela Di Stefano</em>)</p>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div>
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> G. Bachelard, <em>La poetica dello spazio</em>, Dedalo, Bari, 1957, p. 61</p>
[Gallery not found]
</div>
</div>
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		<title>CosmoGRAFIE tra Segno, Materia e Visione.</title>
		<link>http://www.lucaferullo.it/2011/11/29/cosmografie-tra-segno-materia-e-visione-2/</link>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 23:00:48 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[2011]]></category>
		<category><![CDATA[Collettive]]></category>
		<category><![CDATA[Exhibitions]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Titolo mostra: CosmoGRAFIE tra Segno, Materia e Visione
A cura di: Eva Czerkl
Location: Domus Talenti – Roma
Periodo: novembre 2011</h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h3><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/812-11-locandina-A32.jpg" rel="lightbox[865]"><img class="alignleft size-medium wp-image-894" title="CosmoGrafie" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/812-11-locandina-A32-132x188.jpg" alt="CosmoGrafie" width="132" height="188" /></a>Titolo mostra: CosmoGRAFIE tra Segno, Materia e Visione<br />
A cura di: Eva Czerkl<br />
Location: Domus Talenti – Roma<br />
Periodo: novembre 2011</h3>
<p>Un racconto tecnologico e filosofico, concettuale e metafisico, surreale e fantastico sulle varie tematiche di natura cosmologica, narrato attraverso la pittura, la scultura, la fotografia, l’arte digitale l’installazione, il video.</p>
<p>Il progetto espositivo, a cura di <strong>Eva Czerkl</strong>, si propone di indagare attraverso le opere di un nutrito gruppo di artisti contemporanei, di diverse generazioni e livelli di esperienza, il complesso rapporto tra Scienza e Arte, tra Cosmo e Animo umano, mondi solo apparentemente distanti.</p>
<p>Un percorso di accostamenti fra tendenze e poetiche differenti, collegati da un sottile <em>fil-rouge</em> che è il tema che le accomuna: il viaggio intrapreso dall’uomo per scoprire, misurare, rappresentare, evocare e raccontare lo spazio, la natura, il cielo, l’universo, dunque il Cosmo.</p>
<p>Le scoperte dell’astrofisica, tra ripensamenti, smentite e nuove teorie, in fondo non hanno fatto che incrementare le domande sull’esistenza dell’Universo e del suo destino.</p>
<p>C’è un punto oltre il quale la scienza non va oltre. Lì subentra l’immaginazione.</p>
<p>Le considerazioni di carattere scientifico, così come le interpretazioni di carattere mitologico o fantastico, in fondo perseguono lo stesso scopo: spiegare l’esistenza dell’Universo e dei suoi abitanti. Buchi neri e stringhe cosmiche si pongono sullo stesso piano di stimolo creativo delle visioni del mondo delle civiltà mesopotamiche o precolombiane. Un calendario azteco può essere stimolante quanto la più recente teoria astrofisica. Così come lo può essere un’opera d’arte.</p>
<p>“Gli artisti presenti in ‘CosmoGRAFIE’, scrive Sergio Gabriele nel testo introduttivo al catalogo, “non hanno distanza, fra loro e dall’Arte, miracolosamente assumono il senso lasciando gli elementi componenti alla loro semplice rivoluzione democritea, che il mondo a caso pone, permettono l’avviluppo delle forme nella sembianza metafisica dell’incompiuto, che rivela la sua sostanza nel puro perché delle cose, nella cosmogonia della visione, della rappresentazione, del subito che si fa mai e della felicità che sta nell’esserci, in un gioco di prospettive anacronistiche e di segnali qasar che ottundono l’infinito e lo rendono plausibile, sostenibile, cioè fatuo e briosamente nullo.”</p>
<p>Artisti partecipanti:</p>
<p><strong>Gianni Atzeni, Aurelio Biocchi, Thea Blaas, Paolo Canale, Max Capponi, Alfredo Celli, Gino Cilio, Marò D’Agostino, Carlo De Angelis, Maurizio Di Carlo, Rossano Maria Di Cicco Morra, Luca Ferullo, Mario Formica, Ercole Furia, GaiaMacchina(Gaia Intaglietta), Janos, Maria Korporal, Giuseppe La Bruna, Antonio La Colla, Luigi XIV(Federico Cittaro), Aldo Manganaro, Masri (Hayssam), Manuela Mazzini, Maria Pia Pascoli, Mauro Rea, Rokab (Roberto Cabrini), Alba Rita Trombini.</strong></p>
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		<item>
		<title>Memories from Underground &amp; Stories from Overground</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2011 22:43:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Palazzo Zenobio]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>

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		<description><![CDATA[PALAZZO ZENOBIO . THE ACADEMY IS OVER . “MEMORIES FROM UNDERGROUND &#38; STORIES FROM OVERGROUND” GABRIELE CASALE  e  LUCA FERULLO A cura di Michela Di Stefano 3 dicembre – 10 [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2 align="center"><strong>PALAZZO ZENOBIO</strong><strong></strong></h2>
<p align="center"><strong>. THE ACADEMY IS OVER .</strong></p>
<p align="center"><em>“MEMORIES FROM UNDERGROUND &amp; STORIES FROM OVERGROUND”</em></p>
<p align="center"><strong>GABRIELE CASALE  </strong><em>e  </em><strong>LUCA FERULLO</strong></p>
<p align="center"><em>A cura di Michela Di Stefano</em></p>
<p align="center">3 dicembre – 10 gennaio</p>
<p align="center">Inaugurazione 3 dicembre ore 15.30</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/MEMORIES-FROM-UNDERGROUND-STORIES-FROM-OVERGROUND.jpg" rel="lightbox[843]"><img class="size-large wp-image-846 aligncenter" title="MEMORIES FROM UNDERGROUND &amp; STORIES FROM OVERGROUND" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/MEMORIES-FROM-UNDERGROUND-STORIES-FROM-OVERGROUND-320x141.jpg" alt="" width="320" height="141" /></a></p>
<p>La fine dell’accademia, come quella di ogni percorso formativo, rappresenta il termine di un ciclo e l’entrata in un mondo che spesso richiede grande determinazione in cambio di nessun tipo di assicurazione. Non c’è alcun segnale che suggerisca la direzione migliore per arrivare alla strada della propria realizzazione. Bisogna rischiare. Anche di sbagliare. Ciò che importa è avanzare, passo dopo passo, verso quel mondo che si vorrebbe desiderare reale.</p>
<p>Tracce di un viaggio alla ricerca di questo percorso sono le opere di Gabriele Casale e Luca Ferullo, giovani artisti che raccontano orizzonti possibili e dimensioni mutevoli di mondi immaginati e vissuti. Testimonianze di chi, oltre a voler scoprire ciò che c’è e ricordarne il perché, cerca di costruire ogni giorno, con passione, quel sogno di libertà senza fine.</p>
<p>[… ci sono dei luoghi, dentro di noi, nei quali convivono vicine, una accanto all’altra, tutte le esperienze che una vita intera ha raccolto lungo il suo percorso … se si potesse intraprendere un viaggio in queste regioni della nostra anima, esse ci apparirebbero probabilmente come le immagini che Gabriele Casale ci presenta: lastricate di frammenti diversi per forma e colore, delineate da particolari figurativi che, seppur definiti singolarmente, esprimono un vago inventario di elementi anatomici, cromatici e sinestetici diversi …]</p>
<p>[… le immagini che Luca Ferullo ci presenta sono cartoline da un viaggio alla scoperta della forma originale del mondo. Una terra che non si riduce ad essere sferica secondo l’ottica scientifica o piatta secondo l’umana vista, ma emerge con una propria forma vitale e metamorfica. Tra le sue fessure prolificano e crescono case di coralli e cristalli, arroccamenti di pietre dure colorate, incastonate tra le fenditure della crosta terrestre. In questi angoli di cosmo, lo spazio si presenta interno ed autocostruito …]</p>
<p>(<em>Michela Di Stefano)</em></p>
]]></content:encoded>
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		<title>CosmoGRAFIE tra Segno, Materia e Visione.</title>
		<link>http://www.lucaferullo.it/2011/11/02/cosmografie-tra-segno-materia-e-visione/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Nov 2011 20:53:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[Cosmografie]]></category>
		<category><![CDATA[Domus Talenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Mercoledì 9 novembre alle 19,00 presso la Domus Talenti a Roma in via Quattro Fontane,113  si inaugurerà la collettiva CosmoGRAFIE tra Segno, Materia e Visione. Catalogo in sede con testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/812-11-locandina-A32.jpg" rel="lightbox[798]"><img class="size-medium wp-image-813 alignleft" title="Stampa" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/11/812-11-locandina-A32-132x188.jpg" alt="Locandina CosmoGRAFIE" width="132" height="188" /></a>Mercoledì 9 novembre alle 19,00 presso la <em>Domus Talenti</em> a Roma in via Quattro Fontane,113  si inaugurerà la collettiva <strong>CosmoGRAFIE</strong> <em>tra Segno, Materia e Visione</em>.</p>
<p><strong>Catalogo in sede con testo introduttivo di Sergio Gabriele.<br />
</strong></p>
<p>Un racconto tecnologico e filosofico, concettuale e metafisico, surreale e fantastico sulle varie tematiche di natura cosmologica, narrato attraverso la pittura, la scultura, la fotografia, l’arte digitale l’installazione, il video.</p>
<p>Il progetto espositivo, a cura di <strong>Eva Czerkl</strong>, si propone di indagare attraverso le opere di un nutrito gruppo di artisti contemporanei, di diverse generazioni e livelli di esperienza, il complesso rapporto tra Scienza e Arte, tra Cosmo e Animo umano, mondi solo apparentemente distanti.</p>
<p>Un percorso di accostamenti fra tendenze e poetiche differenti, collegati da un sottile <em>fil-rouge</em> che è il tema che le accomuna: il viaggio intrapreso dall’uomo per scoprire, misurare, rappresentare, evocare e raccontare lo spazio, la natura, il cielo, l’universo, dunque il Cosmo.</p>
<p>Le scoperte dell’astrofisica, tra ripensamenti, smentite e nuove teorie, in fondo non hanno fatto che incrementare le domande sull’esistenza dell’Universo e del suo destino.</p>
<p>C’è un punto oltre il quale la scienza non va oltre. Lì subentra l’immaginazione.</p>
<p>Le considerazioni di carattere scientifico, così come le interpretazioni di carattere mitologico o fantastico, in fondo perseguono lo stesso scopo: spiegare l’esistenza dell’Universo e dei suoi abitanti. Buchi neri e stringhe cosmiche si pongono sullo stesso piano di stimolo creativo delle visioni del mondo delle civiltà mesopotamiche o precolombiane. Un calendario azteco può essere stimolante quanto la più recente teoria astrofisica. Così come lo può essere un’opera d’arte.</p>
<p>“Gli artisti presenti in ‘CosmoGRAFIE’, scrive Sergio Gabriele nel testo introduttivo al catalogo, “non hanno distanza, fra loro e dall’Arte, miracolosamente assumono il senso lasciando gli elementi componenti alla loro semplice rivoluzione democritea, che il mondo a caso pone, permettono l’avviluppo delle forme nella sembianza metafisica dell’incompiuto, che rivela la sua sostanza nel puro perché delle cose, nella cosmogonia della visione, della rappresentazione, del subito che si fa mai e della felicità che sta nell’esserci, in un gioco di prospettive anacronistiche e di segnali qasar che ottundono l’infinito e lo rendono plausibile, sostenibile, cioè fatuo e briosamente nullo.”</p>
<p>Artisti partecipanti:</p>
<p><strong>Gianni Atzeni, Aurelio Biocchi, Thea Blaas, Paolo Canale, Max Capponi, Alfredo Celli, Gino Cilio, Marò D’Agostino, Carlo De Angelis, Maurizio Di Carlo, Rossano Maria Di Cicco Morra, Luca Ferullo, Mario Formica, Ercole Furia, GaiaMacchina(Gaia Intaglietta), Janos, Maria Korporal, Giuseppe La Bruna, Antonio La Colla, Luigi XIV(Federico Cittaro), Aldo Manganaro, Masri (Hayssam), Manuela Mazzini, Maria Pia Pascoli, Mauro Rea, Rokab (Roberto Cabrini), Alba Rita Trombini.</strong></p>
]]></content:encoded>
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		<title>Drawing connections &#8211; Collettiva al Siena Art Institute</title>
		<link>http://www.lucaferullo.it/2011/09/05/drawing-connections-collettiva-al-siena-art-institute/</link>
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		<pubDate>Mon, 05 Sep 2011 20:23:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[drawing connection]]></category>
		<category><![CDATA[Siena Art Institute]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Ferullo partecipa alla collettiva organizzata dal Siena Art Institute intitolata &#8220;Drawing Connection&#8221;. L&#8217;opera che è nel formato cartolina di 10&#215;15 cm comune a tutti i partecipanti è intitolata My [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/09/msc.jpg" rel="lightbox[761]"><img class="size-medium wp-image-792 alignleft" title="my secret garden 10x15 2011 " src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2011/09/msc-188x126.jpg" alt="my secret garden 10x15 2011 " width="188" height="126" /></a>Luca Ferullo partecipa alla collettiva organizzata dal <a href="http://www.sienaart.org/drawing-connections.html" target="_blank">Siena Art Institute</a> intitolata &#8220;Drawing Connection&#8221;.</p>
<p>L&#8217;opera che è nel formato cartolina di 10&#215;15 cm comune a tutti i partecipanti è intitolata <strong>My Secret Garden</strong>.</p>
<p>Essa rappresenta la tenacia della natura che crescendo e sviluppandosi anche nei luoghi più ostili, crea delle connessioni visive tra fredde e sterili architetture industriali e la leggerezza di fiori e piante.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Irradiazioni e Contaminazioni.</title>
		<link>http://www.lucaferullo.it/2011/06/14/irradiazioni-e-contaminazioni/</link>
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		<pubDate>Tue, 14 Jun 2011 21:09:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>LucaFerullo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Review]]></category>

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		<description><![CDATA[<h3>Irradiazioni e Contaminazioni:
Martina Nardacci<br /><br /></h3>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/Profondo-blun38-80x80-2006.jpg" rel="lightbox[1066]"><img class="alignleft size-medium wp-image-1067" title="Profondo blu(n38)-80x80-2006" src="http://www.lucaferullo.it/wp-content/uploads/2012/05/Profondo-blun38-80x80-2006-188x184.jpg" alt="" width="188" height="184" /></a>Luca Ferullo ama sperimentare. La sua forza espressiva è così totalizzante che le sue ricerche giungono a toccare quanti più strumenti possibili. Questa inquietudine creativa, però, non ha niente di analitico o scientifico ma è quasi naturale, all’insegna della spontaneità istintuale che è tratto inconfondibile di questo artista.<br />
E’ un tipo di lavoro, il suo, che si genera di volta in volta, di momento in momento, quasi superando la sua stessa volontà. Secondo le sue parole, infatti, solo giunto all’opera finita egli si rende conto di che cosa lo guidasse e di quale fosse il punto in cui voleva arrivare durante il momento della creazione.<br />
Luca Ferullo si è avvicinato all’arte dopo aver studiato per diventare perito elettronico, ma è riuscito ad integrare questa sua formazione tecnica con il suo lato creativo, arrivando a risultati stupefacenti.<br />
Essendo poliedrico e molto fantasioso, il suo lavoro è composto di diverse tecniche e diversi soggetti accomunati da un unico inconfondibile stile.</p>
<p>Dal 2006, per esempio, Luca porta avanti la serie degli “Skyline”: il profilo di una città immaginaria, stilizzato e molto accurato allo stesso tempo, in cui le luci e i colori si irradiano dalle piccole finestre e si armonizzano con lo sfondo, splendidamente lavorato con tecniche sempre differenti. E’ lo stesso artista che rivela che gli Skyline rappresentano l’emozione che si prova quando si visita una nuova città, se ne osserva l’architettura e, dalle finestrelle sulle quali cadono gli occhi, ci si immagina la vita che scorre dietro il vetro.<br />
E’ sorprendente che questi lavori siano stati ispirati da un quadro di Egon Schiele, che l’artista ha visto a Madrid, in cui da un insieme di case emerge una fila di panni stesi variopinti. Questa visione gli ha dato un’idea ritmica del colore che illuminava, a riprese, il profilo di case monocrome; così gli Skyline che ne sono derivati sono diventati, ancora secondo le parole dell’artista, una sorta di pentagramma che fa da sfondo alle finestrelle luminose che, come delle note, animano la composizione. I palazzi, però, sono molto semplificati, ridotti al minimo segno, perché ciò che interessa all’artista è l’effetto cromatico che deriva dal rapporto tra figura e fondo e il movimento dato dagli occhi inquieti dei palazzi: le finestre.<br />
Luca si sente più coinvolto emotivamente negli skyline, rispetto alle sue altre serie, perché costituiscono il campo in cui ha luogo quello che più lo attrae: il gioco infinito tra materia e colore.</p>
<p>Un’altra serie che l’artista porta avanti da molti anni è quella delle “Cosmogonie”: dipinti astratti in cui dominano delle forme particolari, come sfere e mezzelune. Ma non si può parlare tranquillamente di astrattismo nel lavoro di Luca, perché la forma è sempre un pretesto per poter sperimentare tecniche ed effetti e, soprattutto, per giocare con lo sfondo. I titoli delle singole opere rimandano ad una riflessioni esistenziale, profonda, tra flussi vitali e attese filosofiche.<br />
Gli Skyline e le Cosmogonie sono le opere che ritornano di più nei lavori di Luca, per la possibilità che gli offrono di esprimersi nella libertà più assoluta. Questi temi sono dipinti da Luca anche su lampade di ceramica, vere e proprie sculture animate dalle luci al led. Questa relazione tra materia e luce viene sperimentata anche con il lavoro della ceramica Raku.</p>
<p>Le sperimentazioni di Luca Ferullo sconfinano anche nel figurativo. E’ molto appropriato parlare di sconfinamento perché Luca lavora sulla soglia tra astratto e figurativo, alla ricerca di un punto di contatto. Per esempio, nella serie “Women”, il ritratto femminile viene trattato in una maniera assolutamente non convenzionale, come con l’uso del catrame. L’aspetto davvero geniale, tuttavia, è che l’intera composizione è costantemente messa in discussione anche solo da un singolo elemento, come il blu delle labbra o una barra di rame, che porta a guardare con prospettive diverse ciò che si ha davanti.</p>
<p>Nelle tele della serie “Red and Blue”, tra le opere figurative, l’artista studia le parti del corpo maschile senza nascondere un certo interesse per le forme anatomiche come forme visive e, ancora una volta, in relazione al colore. Lo stesso soggetto, infatti, assume una visione d’insieme completamente diversa se trattato in rosso o in blu.</p>
<p>Oltre agli elementi suddetti, l’artista ha studiato anche conchiglie, forme più o meno astratte e ha lavorato ad una serie di quadri molto più “materici”. Questi ultimi sono nati dal suo amore per la materia, intesa come materiale da lavorare, con cui sporcarsi le mani, da modificare o da lasciare agire. In tali opere subentra anche un lavoro da “bricoleur”: raccogliendo oggetti e frammenti provenienti dal suo lavoro di tecnico elettronico (filtri, vetri, retine, pezzi di rame), l’artista recupera materiali di scarto e li ricontestualizza, conferendo  loro una nuova vita nella nuova dimensione del quadro.</p>
<p>Un’ultima importantissima componente del lavoro di Luca Ferullo, infine, è il caso: tutte le sue tecniche contemplano il lavoro del caso, dalla cottura della ceramica all’interazione tra polveri di gesso e acrilici, passando per catrami, vetrificanti e lo spruzzo di colori per stampanti.<br />
E’ la stessa immagine, infatti, che  si costituisce da sé e costituisce, pian piano, tutto ciò che si trova intorno.</p>
<p>Martina Nardacci (Storica dell&#8217;Arte)</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Luca Ferullo</title>
		<link>http://www.lucaferullo.it/2011/05/19/luca-ferullo/</link>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 19:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Works]]></category>

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		<description><![CDATA[Luca Ferullo: Irradiazioni e Contaminazioni Luca Ferullo ama sperimentare. La sua forza espressiva è così totalizzante che le sue ricerche giungono a toccare quanti più strumenti possibili. Questa inquietudine creativa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h2><span style="color: #808080;">Luca Ferullo: Irradiazioni e Contaminazioni</span></h2>
<p><strong>Luca Ferullo</strong> ama sperimentare. La sua forza espressiva è così totalizzante che le sue ricerche giungono a toccare quanti più strumenti possibili. Questa inquietudine creativa, però, non ha niente di analitico o scientifico ma è quasi naturale, all’insegna della spontaneità istintuale che è tratto inconfondibile di questo artista.<br />
È un tipo di lavoro, il suo, che si genera di volta in volta, di momento in momento, quasi superando la sua stessa volontà. Secondo le sue parole, infatti, solo giunto all’opera finita egli si rende conto di che cosa lo guidasse e di quale fosse il punto in cui voleva arrivare durante il momento della creazione.<br />
Luca Ferullo si è avvicinato all&#8217;arte dopo aver studiato per diventare perito elettronico, ma è riuscito ad integrare questa sua formazione tecnica con il suo lato creativo, arrivando a risultati stupefacenti.<br />
Essendo poliedrico e molto fantasioso, il suo lavoro è composto di diverse tecniche e diversi soggetti accomunati da un unico inconfondibile stile.</p>
<p>Dal 2006, per esempio, Luca porta avanti la serie degli “Skyline”: il profilo di una città immaginaria, stilizzato e molto accurato allo stesso tempo, in cui le luci e i colori si irradiano dalle piccole finestre e si armonizzano con lo sfondo, splendidamente lavorato con tecniche sempre differenti. È lo stesso artista che rivela che gli Skyline rappresentano l’emozione che si prova quando si visita una nuova città, se ne osserva l’architettura e, dalle finestrelle sulle quali cadono gli occhi, ci si immagina la vita che scorre dietro il vetro.<br />
E’ sorprendente che questi lavori siano stati ispirati da un quadro di Egon Schiele, che l’artista ha visto a Madrid, in cui da un insieme di case emerge una fila di panni stesi variopinti. Questa visione gli ha dato un’idea ritmica del colore che illuminava, a riprese, il profilo di case monocrome; così gli Skyline che ne sono derivati sono diventati, ancora secondo le parole dell’artista, una sorta di pentagramma che fa da sfondo alle finestrelle luminose che, come delle note, animano la composizione. I palazzi, però, sono molto semplificati, ridotti al minimo segno, perché ciò che interessa all’artista è l’effetto cromatico che deriva dal rapporto tra figura e fondo e il movimento dato dagli occhi inquieti dei palazzi: le finestre.<br />
Luca si sente più coinvolto emotivamente negli skyline, rispetto alle sue altre serie, perché costituiscono il campo in cui ha luogo quello che più lo attrae: il gioco infinito tra materia e colore.</p>
<p>Un’altra serie che l’artista porta avanti da molti anni è quella delle “Cosmogonie”: dipinti astratti in cui dominano delle forme particolari, come sfere e mezzelune. Ma non si può parlare tranquillamente di astrattismo nel lavoro di Luca, perché la forma è sempre un pretesto per poter sperimentare tecniche ed effetti e, soprattutto, per giocare con lo sfondo. I titoli delle singole opere rimandano ad una riflessioni esistenziale, profonda, tra flussi vitali e attese filosofiche.<br />
Gli Skyline e le Cosmogonie sono le opere che ritornano di più nei lavori di Luca, per la possibilità che gli offrono di esprimersi nella libertà più assoluta. Questi temi sono dipinti da Luca anche su lampade di ceramica, vere e proprie sculture animate dalle luci al led. Questa relazione tra materia e luce viene sperimentata anche con il lavoro della ceramica Raku.</p>
<p>L’artista ha anche sconfinato nel figurativo. E’ molto appropriato parlare di sconfinamento perché Luca lavora sulla soglia tra astratto e figurativo, alla ricerca di un punto di contatto. Per esempio, nella serie “Women”, il ritratto femminile viene trattato in una maniera assolutamente non convenzionale, come con l’uso del catrame. L’aspetto davvero geniale, tuttavia, è che l’intera composizione è costantemente messa in discussione anche solo da un singolo elemento, come il blu delle labbra o una barra di rame, che porta a guardare con prospettive diverse ciò che si ha davanti.</p>
<p>Nelle tele della serie “Red and Blue”, tra le serie figurative, l’artista studia le parti del corpo maschile senza nascondere un certo interesse per le forme anatomiche come forme visive e, ancora una volta, in relazione al colore. Lo stesso soggetto, infatti, assume una visione d’insieme completamente diversa se trattato in rosso o in blu.</p>
<p>Oltre agli elementi suddetti, l’artista ha studiato anche conchiglie, forme più o meno astratte e ha lavorato ad una serie di quadri molto più “materici”. Questi ultimi sono nati dal suo amore per la materia, intesa come materiale da lavorare, con cui sporcarsi le mani, da modificare o da lasciare agire. In tali opere subentra anche un lavoro da “bricoleur”: raccogliendo oggetti e frammenti provenienti dal suo lavoro di tecnico elettronico (filtri, vetri, retine, pezzi di rame), l’artista recupera materiali di scarto e li ricontestualizza, conferendo  loro una nuova vita nella nuova dimensione del quadro.</p>
<p>Un’ultima importantissima componente del lavoro di Luca Ferullo, infine, è il caso: tutte le sue tecniche contemplano il lavoro del caso, dalla cottura della ceramica all’interazione tra polveri di gesso e acrilici, passando per catrami, vetrificanti e lo spruzzo di colori per stampanti.<br />
<strong>È la stessa immagine, infatti, che  si costituisce da sé e costituisce, pian piano, tutto ciò che si trova intorno.</strong></p>
<p><em>[Martina Nardacci]</em></p>
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