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Luca Ferullo: Irradiazioni e Contaminazioni

Luca Ferullo ama sperimentare. La sua forza espressiva è così totalizzante che le sue ricerche giungono a toccare quanti più strumenti possibili. Questa inquietudine creativa, però, non ha niente di analitico o scientifico ma è quasi naturale, all’insegna della spontaneità istintuale che è tratto inconfondibile di questo artista.
È un tipo di lavoro, il suo, che si genera di volta in volta, di momento in momento, quasi superando la sua stessa volontà. Secondo le sue parole, infatti, solo giunto all’opera finita egli si rende conto di che cosa lo guidasse e di quale fosse il punto in cui voleva arrivare durante il momento della creazione.
Luca Ferullo si è avvicinato all’arte dopo aver studiato per diventare perito elettronico, ma è riuscito ad integrare questa sua formazione tecnica con il suo lato creativo, arrivando a risultati stupefacenti.
Essendo poliedrico e molto fantasioso, il suo lavoro è composto di diverse tecniche e diversi soggetti accomunati da un unico inconfondibile stile.

Dal 2006, per esempio, Luca porta avanti la serie degli “Skyline”: il profilo di una città immaginaria, stilizzato e molto accurato allo stesso tempo, in cui le luci e i colori si irradiano dalle piccole finestre e si armonizzano con lo sfondo, splendidamente lavorato con tecniche sempre differenti. È lo stesso artista che rivela che gli Skyline rappresentano l’emozione che si prova quando si visita una nuova città, se ne osserva l’architettura e, dalle finestrelle sulle quali cadono gli occhi, ci si immagina la vita che scorre dietro il vetro.
E’ sorprendente che questi lavori siano stati ispirati da un quadro di Egon Schiele, che l’artista ha visto a Madrid, in cui da un insieme di case emerge una fila di panni stesi variopinti. Questa visione gli ha dato un’idea ritmica del colore che illuminava, a riprese, il profilo di case monocrome; così gli Skyline che ne sono derivati sono diventati, ancora secondo le parole dell’artista, una sorta di pentagramma che fa da sfondo alle finestrelle luminose che, come delle note, animano la composizione. I palazzi, però, sono molto semplificati, ridotti al minimo segno, perché ciò che interessa all’artista è l’effetto cromatico che deriva dal rapporto tra figura e fondo e il movimento dato dagli occhi inquieti dei palazzi: le finestre.
Luca si sente più coinvolto emotivamente negli skyline, rispetto alle sue altre serie, perché costituiscono il campo in cui ha luogo quello che più lo attrae: il gioco infinito tra materia e colore.

Un’altra serie che l’artista porta avanti da molti anni è quella delle “Cosmogonie”: dipinti astratti in cui dominano delle forme particolari, come sfere e mezzelune. Ma non si può parlare tranquillamente di astrattismo nel lavoro di Luca, perché la forma è sempre un pretesto per poter sperimentare tecniche ed effetti e, soprattutto, per giocare con lo sfondo. I titoli delle singole opere rimandano ad una riflessioni esistenziale, profonda, tra flussi vitali e attese filosofiche.
Gli Skyline e le Cosmogonie sono le opere che ritornano di più nei lavori di Luca, per la possibilità che gli offrono di esprimersi nella libertà più assoluta. Questi temi sono dipinti da Luca anche su lampade di ceramica, vere e proprie sculture animate dalle luci al led. Questa relazione tra materia e luce viene sperimentata anche con il lavoro della ceramica Raku.

Le sperimentazioni di Luca Ferullo sconfinano anche nel figurativo. E’ molto appropriato parlare di sconfinamento perché Luca lavora sulla soglia tra astratto e figurativo, alla ricerca di un punto di contatto. Per esempio, nella serie “Women”, il ritratto femminile viene trattato in una maniera assolutamente non convenzionale, come con l’uso del catrame. L’aspetto davvero geniale, tuttavia, è che l’intera composizione è costantemente messa in discussione anche solo da un singolo elemento, come il blu delle labbra o una barra di rame, che porta a guardare con prospettive diverse ciò che si ha davanti.

Nelle tele della serie “Red and Blue”, tra le opere figurative, l’artista studia le parti del corpo maschile senza nascondere un certo interesse per le forme anatomiche come forme visive e, ancora una volta, in relazione al colore. Lo stesso soggetto, infatti, assume una visione d’insieme completamente diversa se trattato in rosso o in blu.

Oltre agli elementi suddetti, l’artista ha studiato anche conchiglie, forme più o meno astratte e ha lavorato ad una serie di quadri molto più “materici”. Questi ultimi sono nati dal suo amore per la materia, intesa come materiale da lavorare, con cui sporcarsi le mani, da modificare o da lasciare agire. In tali opere subentra anche un lavoro da “bricoleur”: raccogliendo oggetti e frammenti provenienti dal suo lavoro di tecnico elettronico (filtri, vetri, retine, pezzi di rame), l’artista recupera materiali di scarto e li ricontestualizza, conferendo  loro una nuova vita nella nuova dimensione del quadro.

Un’ultima importantissima componente del lavoro di Luca Ferullo, infine, è il caso: tutte le sue tecniche contemplano il lavoro del caso, dalla cottura della ceramica all’interazione tra polveri di gesso e acrilici, passando per catrami, vetrificanti e lo spruzzo di colori per stampanti.
È la stessa immagine, infatti, che  si costituisce da sé e costituisce, pian piano, tutto ciò che si trova intorno.

[Martina Nardacci]